Nel marzo del 2017 la Corte di Cassazione è tornata ad esprimersi in materia di risarcimento del danno da sinistro stradale e prescrizione dei crediti assicurativi.

Che cosa è successo

Pochi mesi fa accadeva che lo storico leader assicurativo Generali S.p.a chiedeva rivalsa su di un soggetto. Perché? La compagnia aveva dovuto versare una cifra consistente in favore di una vittima di sinistro, che aveva riportato danni importanti.

Nell’incidente era coinvolto un veicolo non assicurato. Generali ha dunque deciso di fare domanda per riavere indietro la cifra corrisposta, di fatto portando davanti al giudice la persona che , con veicolo non assicurato, recava danno ad altri. Le richieste della compagnia sono state accettate in entrambi i gradi di giudizio.

Il soggetto in questione ha però deciso di ricorrere, affermando che il termine della prescrizione, pari a due anni, era già decorso. La Cassazione però ha rigettato il ricorso di cui sopra. La prescrizione dei crediti assicurativi infatti è, in questo caso, di anni 10.

La pronuncia della Corte sulla prescrizione

La fondamentale differenza risiede nel fatto che parliamo di assicurazione RC, dunque obbligatoria. Riprendendo una sentenza del 2013,la n. 15303, la Suprema Corte ha legittimamente affermato che:

Non è soggetta al termine di prescrizione biennale, applicabile all’azione risarcitoria spettante al danneggiato della circolazione stradale, perché il suo diritto non è condizionato e non deriva dal diritto del danneggiato al risarcimento dei danni, ma trova il suo fondamento nella suddetta azione specifica, prevista dalla legge, che è soggetta all’ordinario termine di prescrizione decennale.”

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Che succede quando il medico fa un errore? Il paziente ha diritto al risarcimento?

Non è insolito ascoltare pazienti che si lamentano della sanità. Doveroso è però sottolineare come il paziente che abbia subito un danno imputabile al medico debba essere risarcito.

La pronuncia della Corte

Sull’argomento di recente si è pronunciata la Suprema Corte con l’Ordinanza n. 12490 del 18 maggio 2017. L’ordinanza conferma che spetti al paziente, al fine di ottenere un risarcimento, dimostrare la relazione che intercorre tra danno e responsabilità del medico.

Qualora ciò non avvenga l’azienda citata è da ritenersi non responsabile del fatto. Nel caso in esame , un paziente decide di citare un’azienda sanitaria in seguito a delle fratture: la mancanza di prove che dimostrassero il nesso tra la condotta del personale sanitario e le fratture ha fatto sì che la sua domanda di risarcimento fosse rigettata.

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